Dire ai figli della separazione, alcuni consigli

In questo pezzo proverò a dare indicazioni utili su come aiutare i figli durante la separazione. In coda ho aggiunto delle domande ancora più pratiche che solitamente mi rivolgono i genitori.

Le reazioni alla notizia sono diverse da bimbo a bimbo e soprattutto potrebbero arrivare con un po’ di ritardo.

Gli esseri umani elaborano le informazioni attraverso sia le emozioni che l’intelletto ed i tuoi figli faranno proprio questo, con il loro tempi. Potrei semplificare dicendo che esiste una regione di testa e una di cuore.

La loro reazione razionale potrebbe spingere i figli a porsi delle domande o a indagare per capire il perché mamma e papà si lasciano.

Talvolta, specialmente nei bambini più grandicelli, si ha un vero e proprio processo di accusa, con tanto di attribuzione di colpe e promulgazione di condanne.

Lato cuore, le preoccupazioni e le reazioni emotive dei tuoi bambini si mostreranno attraverso l’espressione dei comportamenti. Ad esempio un pianto di potente tristezza o paura, una crisi di rabbia oppure momenti di isolamento dove potrebbero rifiutarsi di parlare con uno o entrambe i genitori.

Come menzionato poc’anzi, saranno soprattutto i bambini più grandi (adolescenti) ad insistere per ottenere delle risposte, soprattutto perché cercano di usare la loro logica, per ottenere una spiegazione che è impossibile senza chiamare in causa la logica degli adulti.

Sia che la reazione sia immediata, sia che sia latente è bene prendere coscienza di quelle che potrebbero essere le domande di un bambino già all’inizio del nostro viaggio.

Questo aiuterà ad un primo cambiamento di prospettiva e da genitore ti permetterà di vedere con gli occhi di un bambino.

Come i figli vedono e giudicano la separazione

Non è possibile fare generalizzazioni, ma parlerò delle casistiche avute nei miei casi, che sono molto illuminanti e comuni sia a tanti genitori, sia a tanti psicologi.

Anzitutto il bambino deve affrontare un cambiamento importante.

Il cambiamento spaventa noi adulti, figurarsi se non terrorizza un bambino.

La routine che accompagnava la vita, la certezza di avere al fianco due persone, la sicurezza che un bambino respira quando è fra il papa e la mamma vengono meno!

Questo è un momento caotico e pieno di emozioni contrastanti dove è facile perdere la bussola.

Il motivo per cui insisto molto sulla tempistica da usare nel dare l’informazione ha le sue ragioni nella domanda che apre il paragrafo e che i bimbi spesso fanno. I genitori, scombussolati e disorientati dalle mille incertezze devono avere un piano, un’idea, un progetto che permetta di ridurre la percezione di smarrimento dei figli.

A seconda della fase dello sviluppo in cui sono i tuoi figli vi chiederanno cosa ne sarà di loro?

Potrebbe sembrare una richiesta sciocca visto che per il genitore è ovvio cosa accadrà al figlio, ma dal punto di vista del bambino il dubbio è più che giustificato.

Il bambino vede che mamma e papa si lasciano e quindi perché non pensare che questo potrebbe accadere anche a lui?

Mettiamoci nei panni del bambino e proviamo a capire cosa può chiedersi: “mamma e papà si volevano bene, quindi, chi mi dice cosa ne sarà di me? Verrò lasciato anch’io?”

La risposta a questa domanda potrebbe essere l’occasione per incoraggiali a parlare delle loro paure e delle loro preoccupazioni ed aiutarli in modo gentile a comprendere quello che sta succedendo, e i cambiamenti che arriveranno nel futuro.

Da qui, sottolineo ancora una volta, l’importanza di avere risposte concrete sul dove andrà, con chi starà, come sarà la sua giornata.

È oltremodo importante rendersi disponibili e parlare ed ascoltarli ogni volta che ne avranno la necessità. I figli devono essere aiutati a dare un nome alle proprie paure, alle preoccupazioni ed alle cose che li fanno arrabbiare. 

Un aspetto che deve essere chiaro, fin dall’inizio, è che i genitori sono i responsabili della separazione e non il bambino. Ed è sempre chiaro che i genitori non dovrebbero scaricarsi la responsabilità l’un contro l’altro davanti ai figli.

I bambini tenderanno a chiedersi di chi è la colpa, cioè l’aver contribuito in qualche modo a causare la separazione.

Le capacità di ragionamento, le conoscenze limitate e le abilità cognitive dei piccoli non sono abbastanza sviluppate da permettere una comprensione logica e globale di quello che sta accadendo.

Il risultato è la creazione di proprie teorie e giustificazioni che sono spesso tossiche e pericolose per il bimbo stesso. Per quanto tu cerchi di proteggere i tuoi bambini, sfortunatamente la dura verità è che durante un divorzio sono loro a portare il peso più grande.

I bambini piccoli non hanno un vocabolario molto vasto per esprimere le loro emozioni o cosa sentono nel profondo, per cui delle risposte arrabbiate come “No! Sei cattivo Ti odio”, quando ad esempio devono mettere via i giocattoli, mostrano solamente la loro mancanza di maturità verbale. 

Se darete la notizia della vostra separazione vicino ad una di queste interazioni, i bambini possono credere erroneamente che il loro comportamento sbagliato l’abbia causato.

Bisogna anche evitare il classico, e pericoloso, giochino del “chi butti giù dalla torre”. Il comportamento dei genitori deve essere improntato a cercare la massima condivisione possibile, rispetto ai figli, evitando di creare situazioni di proposito.

Cercare la lealtà del figlio a discapito dell’altro genitore può generare un forte stress, e spesso sono i genitori a creare le condizioni.

  • I bambini possono entrare in una spirale di lealtà in due modi: tramite manipolazione di un genitore o autonomamente, pensando di dover alleviare il dolore di un genitore in difficoltà.
  • Un genitore può intrappolare il bambino facendo sentire che il suo amore è condizionato al sostegno durante il conflitto con l’ex. Frasi come “ti voglio bene perché mi difendi” o “scegli di stare con me in vacanza per non farmi sentire solo” sono esempi di manipolazione affettiva.
  • Quando un bambino percepisce un genitore come vulnerabile, può sentirsi spinto a schierarsi per alleviarne la sofferenza. Esempi includono la scelta di trascorrere più tempo con un genitore a discapito dell’altro.
  • Per evitare di far cadere i bambini in questa trappola, è essenziale insegnare loro ad amare entrambi i genitori, gestire i conflitti in modo costruttivo e tenerli fuori dai giochi di potere tra ex partner.
  • I genitori dovrebbero essere consapevoli dell’impatto delle loro parole, soprattutto in momenti critici come i saluti, evitando di trasmettere messaggi che potrebbero mettere il bambino in una posizione di dover consolare o scegliere tra i genitori.

Sentimenti ed emozioni contrastanti e non lineari

La capacità di esprimere emozioni e di raccontarsi arriva più tardi (a volte non arriva mai e anche certi adulti non lo sanno fare). I bambini tendono a dare risposte molto brevi quando gli vengono fatte delle domande su come si sentono. Ti saranno familiari risposte come: “bene” alla domanda come stai, oppure ”niente” alla classica domanda:” Cosa hai fatto oggi a scuola?”.

Questo tipo di risposte vaghe ed evasive te le daranno anche quando gli chiederai “come va” durante il periodo di separazione.

Non vanno prese come una mancanza di rispetto od un tentativo di cavarsela dopo aver fatto qualcosa di male, sono piuttosto la prova del fatto che la loro capacità di esprimere i sentimenti non è ancora del tutto sviluppata e non conoscono le parole più adeguate per esprimere cosa provano.

La separazione può provocare sentimenti misti nei bambini, come la felicità per momenti condivisi con un genitore e la tristezza per l’assenza dell’altro, aumentando la difficoltà nel comunicare chiaramente i propri sentimenti.

Esprimere sentimenti può essere complicato e può essere paragonato al tentativo di esprimersi in una lingua non sua.

I figli faranno comunque domande molto pratiche. E le risposte dei genitori devono esserlo altrettanto.

Avere un piano significa decidere nel pratico, per rispondere alle domande che inevitabilmente verranno fatte.

  • Chi lo porta a scuola?
  • Chi lo riprende
  • Chi prepara lo zaino?
  • Chi lo porta a fare lo sport?
  • Dove dormirà?
  • Chi mi preparerà da mangiare?

Essenzialmente ciò che vogliono sapere è: “chi si prenderà cura di me?”.

Anche i figli adolescenti vogliono risposte

Naturalmente, questo genere di domande tende a variare con l’età. Figli più piccoli si preoccupano di cose essenziali. I più grandi, gli adolescenti, introducono dei ragionamenti basati sui valori morali. E spesso si vedono all’interno di una dinamica di gruppo, come la cerchia di amici e compagni di classe.

Per gli adolescenti ed i bambini più grandi le amicizie sono tutto ed è per questa ragione che tendono a preoccupandosi del fatto di dover cambiare amicizie, scuola o sport che frequentano.

Ancora una volta, rispondendo in modo puntuale e preciso servirà a rassicurarli che le loro esistenze non verranno stravolte e che non verranno sradicati dal suolo che fino ad ora li ha nutriti.

Qui ora risponderò ad alcune domande poste direttamente dai genitori.

Quando devo comunicare il divorzio ai figli?

Molti genitori si fanno la domanda di qual è il momento più opportuno per parlare di questa scelta con i figli e tendono molto spesso a rimandare, aspettando un momento più adatto per sostenere una scelta così complessa.

La cosa migliore è aspettare il momento in cui la scelta è definitiva ma è anche molto importante tenere bene a mente che i bambini vivono la quotidianità familiare e sono molto abili nel capire se qualcosa sta cambiando.

I piccoli sono bravissimi osservatori, attenti ai dettagli, ed avvertono i cambiamenti all’interno della propria famiglia molto più in fretta di chiunque altro, arrivando ad apprendere della separazione molto tempo prima che mamma e papà lo comunichino.

Avviato il percorso della separazione è molto importante parlare con i propri figli per scongiurare possibili sentimenti di disapprovazione e sensi di colpa che possono scaturire nei bambini che tentano di trovare da soli delle risposte ai loro quesiti perché i bambini tentano di chiarire da soli ciò che sta capitando e molto spesso tendono ad auto colpevolizzarsi ed a perdere la fiducia nei propri genitori.

Cosa raccontare dire ai figli della nostra separazione?

Comunicare una separazione è cruciale per mantenere la stabilità emotiva dei bambini. È fondamentale che i genitori annuncino la decisione insieme e con chiarezza, utilizzando termini semplici adatti all’età del bambino, per evitare incertezze o malintesi.

Mantenere i bambini all’oscuro o in stato di confusione può essere dannoso, poiché sono sensibili e attenti agli stati emotivi degli adulti.

È essenziale rassicurare i bambini sul fatto che mamma e papà rimarranno tali nonostante la fine del matrimonio e che non vivranno più insieme. È importante evitare di trasformare i figli in custodi dei segreti dei genitori o farli sentire coinvolti nei conflitti. La comunicazione della separazione non deve divergere tra i genitori né entrare nei dettagli dei motivi del disaccordo, per prevenire confusione e interpretazioni errate.

Durante la comunicazione, è cruciale consentire ai bambini di esprimere dubbi e perplessità, offrendo spazio a domande e osservazioni. I genitori devono essere chiari sul fatto che la decisione è definitiva, senza alimentare false speranze di riappacificazione.

È inopportuno sovraccaricare i bambini con dettagli complessi; invece, è vitale confermare che, nonostante la separazione, il legame genitoriale rimane inalterato, sottolineando che il legame con ciascun genitore continua indipendentemente dallo stato del matrimonio.

Quando si prende la decisione di annunciare la separazione bisogna sempre tenere a mente che questo produrrà sentimenti ed emozioni molto forti ed ambivalenti soprattutto nei bambini che molto spesso esprimono la loro sofferenza mentre, altre volte, si esprimono con atteggiamenti a cui i loro genitori devono prestare molta attenzione.

I piccoli necessitano di parlare della separazione, di comprendere cosa sta accadendo e cosa capiterà e per questo è fondamentale tenere il dialogo anche se sono ancora piccoli, per tranquillizzarli e rispondere ai loro dubbi ed alle loro paure.

Può capitare che a volte i piccoli manifestano determinate difficoltà nel comunicare sinceramente con i loro genitori perché, molto frequentemente, hanno paura di farli soffrire o di accrescere il loro dolore.

Per questo motivo, esistono dei gruppi di parola che possono servire come tramite per aiutare i piccoli a manifestare le loro emozioni e semplificare la comunicazione genitore-figlio su un tema tanto difficile ma quotidiano.

Dottore, nella sua esperienza come reagiscono i bambini?

In base all’età del bambino, le risposte emozionali possono essere le più disparate e passare da momenti di rabbia, al pianto ed alla paura per l’insicurezza sul chi si prenderà cura di lui ma può anche capitare che i figli si chiudano nel silenzio e nell’isolamento.

Si possono anche manifestare atteggiamenti esternalizzati od internalizzati che si risolvono semplicemente con l’aiuto degli adulti di riferimento, che guideranno i bambini o i ragazzi ad accogliere la situazione senza ostilità tra di loro.

Con il passare del tempo, all’incirca due anni, senza eventi sfavorevoli, la maggior parte dei minori recupera una stabilità interiore e, una volta adattati al nuovo contesto familiare, dimostreranno con confermata fiducia i sentimenti di consenso e di approvazione affettiva.

La scuola deve essere informata del nuovo assetto famigliare?

Gli insegnanti è giusto che siano al corrente dei cambiamenti familiari il prima possibile perché, specialmente nelle fase di determinazione della separazione, i bambini mostrano complicazioni comportamentali che si ripercuotono sull’andamento scolastico.

Una volta sistemata la separazione e soprattutto rientrata l’ostilità tra i genitori, il disagio in ambiente scolastico scompare.

È molto importante, quando possibile, parlare stabilmente con gli insegnanti e non trascurare mai le considerazioni all’interno della classe, soprattutto quando le difficoltà manifestate non rientrano.

Nell’ipotesi, ci si può rivolgere ad uno psicologo che può aiutare a comprendere quello che sta provando il bambino od il ragazzo in quella situazione.

Come tenerli lontani dai litigi

Sicuramente la cosa migliore è tenere i figli lontano dalle ostilità, soprattutto quando si sta ancora formulando l’ipotesi della separazione, perché possono sentirsi privati delle loro sicurezze di base o peggio possono sentirsi in colpa per quello che sta capitando.

A volte succede che l’ostilità continua anche dopo la separazione ed i figli molto spesso vengono coinvolti prendendo in carico il ruolo di custodi delle informazioni che mamma e papà non riescono a scambiarsi di persona.

Questo è molto doloroso per i figli perché si sentono messi in mezzo e provano molta angoscia quando devono nascondere i segreti di mamma e papà.

Quando nonostante la separazione il conflitto continua la cosa migliore da fare è chiedere aiuto a professionisti preparati sia in ambito psicologico che legale per riuscire a trovare un luogo neutro in cui affrontarsi e prendere dei provvedimenti mirati al benessere dei figli.

Dottore, come spiego che ci saranno due case?

Solitamente i bambini si adattano molto presto agli spostamenti ma bisogna sempre tener conto di tutte le energie spese, infatti, è fondamentale spiegare tutti i cambiamenti che si stanno creando e coinvolgerli nei momenti importanti come la conoscenza  della nuova casa di mamma o papà.

Abitualmente, dai due anni in poi, il bambino si stacca dalla figura di attaccamento primaria, che solitamente è la madre, così da poter dormire solo con l’altro genitore, che comunque raffigura un familiare di riferimento.

Un oggetto come un giocattolo od un peluche, particolarmente importante per il bambino, può aiutarlo a vivere più tranquillamente il passaggio da una casa all’altra, trasmettendo sicurezza e protezione.

I possibili segni di malessere non vanno mai trascurati ed in alcuni casi è utile orientarsi sulla scelta di uno psicologo per comprendere i metodi più idonei per analizzare possibili disturbi del sonno e stabilizzare i normali ritmi di vita quotidiana.

I figli sentono la nostalgia di mamma e papà insieme?

La nuova struttura familiare, in cui mamma e papà non sono nel contempo presenti, in un primo momento può produrre nei figli sentimenti di malinconia nei confronti del genitore non presente, con svariate reazioni comportamentali ed emozionali.

Per i bambini è fondamentale che i genitori, nonostante la separazione, mostrino attenzioni ed interessi quotidiani per la loro vita scolastica, per le loro amicizie e per le loro attività sportive.

Infine, è essenziale che i figli avvertano stabilità nei legami e per questo bisogna fare molta attenzione agli scambi comunicativi tra madre e padre durante il passaggio da una casa all’altra.

Come coinvolgere i nonni?

Il tipo di legame e l’importanza che la nascita di un nipote rappresenta per i nonni, sono elementi decisivi per poter capire il livello di coinvolgimento di essi nella vicenda.

Molto importante è evidenziare che la legge sulla custodia congiunta n.54/2006 ha avvalorato il diritto dei minori a conservare relazioni durature con i nonni e con i cugini, gli zii ed i parenti in generale dei corrispondenti rami familiari (qui la cosa spiegata da un punto di vista legale).

Marco Giacobbi

Psicologo, Psicoterapeuta

Mi occupo di terapia di coppia. In questo sito approfondisco i temi delle relazioni personali, della vita di coppia, presentando spunti, ricerche e percorsi terapeutici.